Collio
Edi
Keber
Il territorio
Il Collio nell’Ottocento si scriveva COGLIO, in sloveno BRDA e in friulano CUEI. Nel periodo Austroungarico era conosciuto come In den Ecken. La parola significa collina e per il disciplinare i vigneti devono trovarsi in collina e sul nostro terreno: la ‘ponka’. La nostra famiglia coltiva 12 h di vigneto da più di 300 anni su questo suolo.
Collio “vino da uve autoctone”
Il Collio “vino da uve autoctone” è il vino più antico di questo territorio e nel passato era anche il più prodotto. Ora con un gruppo di colleghi produttori e un progetto ambizioso cerchiamo di mantenere viva la tradizione dell’uvaggio prodotto con le varietà autoctone, cioè il tocai friulano, la ribolla gialla e la malvasia. Nel dettaglio il tocai friulano ne apporta la struttura e ne rappresenta la componente maggiore, la ribolla gialla l’acidità e la sapidità, la malvasia l’aromaticità e le spezie. Prima dei due conflitti mondiali e per centinaia di anni questo vino era composto da molte più varietà indigene che nel vigneto venivano coltivate mescolate tra loro.
Uvaggio=biodiversità
Storicamente in tutte le zone viticole del mondo le varietà venivano coltivate mescolate nel vigneto. Questo succedeva perché il contadino aveva una gran conoscenza del terroir, che oggi difficilmente raggiungeremmo. La scelta delle varietà non avveniva a crù o per filare, ma bensì pianta per pianta in base alle condizioni dell’umidità, fertilità del suolo, esposizione alla luce e al vento. Questa conoscenza si tramandava da generazione a generazione.
Ricreare il “campo” di una volta è quello che sto cercando di fare nei nostri vigneti, piantando oltre alle decine di varietà locali, anche molte cultivar di alberi da frutta, mantenendo le erbe spontanee e gli animali al pascolo.
Le certificazioni servono?
L’azienda è stata la prima in Friuli Venezia Giulia ad essere certificata biodinamica-DEMETER, oltre al biologico, ma non perché mi interessino le sigle in etichetta, ma perchè anni fa dopo ogni trattamento ero soggetto a forti mal di testa. Il cambiamento è stato fatto in primis per la mia salute personale e dei collaboratori, ma soprattutto perché è ora di smettere di riempire le falde acquifere e la terra con componenti chimici non presenti in natura.
Nella visita aziendale cerco sempre di spiegare ai nostri clienti di come è fatta un’azienda che cerca di rispettare la natura, poiché ogni certificazione è sempre atta a frode mentre un consumatore consapevole è per noi contadini il miglior punto di arrivo.
Biodinamica e permacultura
L’agricoltura biodinamica nata nel 1924 da Rudolf Steiner si è sviluppata per dare vitalità ai suoli che l’agricoltura industriale stava distruggendo.
Ed è per questo che al di là dei trattamenti del biologico gli impulsi dei preparati biodinamici aumentano la fertilità della terra. Oltre ai classici corno letame e corno silice nei terreni più giovani o più deboli applico il cumulo e i sovesci. Per la riduzione dei trattamenti di rame e zolfo nelle vigne utilizzo la tisana di ortica ed equiseto. Attualmente utilizzo meno di 2kg per ha di rame puro che per il FVG è un gran risultato ed in alcuni vigneti sono già riuscito a non utilizzare alcun trattamento.
La permacultura invece mi ha insegnato l’osservazione dell’ambiente che mi circonda e l’organizzazione di esso. L’orto, gli animali, le case, il frutteto, il laghetto, il bosco tutti sono posizionati con una logica che rispetti la convivenza e l’ambiente naturale.
Vasche in cemento
Le varietà vengono raccolte assieme, pressate e divise per zona (Zegla, Plessiva, Quarin, Cormons). Questo avviene perché c’è più coerenza nella maturità delle nostre varietà autoctone rispetto alla zona di origine.
La fermentazione rigorosamente spontanea permette di non influenzare la territorialità. La fermentazione e l’affinamento avvengono nelle tradizionali vasche in cemento, acquistate dal nonno Pepi negli anni 60. Vengono fatti solo due travasi dalle fecce e l’aggiunta di solforosa e in gran parte a fine affinamento e non supera i 40 mg/h di SO2 totale. La fermentazione malolattica spontanea avviene durante la fermentazione alcolica o subito dopo. In questo modo il vino diventa naturalmente stabile e viene imbottigliato dopo almeno 18 mesi, passa così due inverni in cantina e viene imbottigliato senza filtrazione.
Generazioni a confronto
I nostri sono grandi vini da invecchiamento. Il nonno Pepi è stato uno dei primi imbottigliatori della zona del Collio e la sua prima annata è stata la 1957.
Negli anni 90 il merito di Edi grazie alla sua lungimiranza è stata quella di togliere le varietà internazionali e nel 2008 di passare alla produzione di un solo bianco, il Collio.
Io dal 2013 ha apportato un’agricoltura biologica e biodinamica.
Oggi l’azienda è gestita dal binomio Veronika in amministrazione e accoglienza e me Kristian in campagna e cantina.